Mangimi senza cereali? Facciamo il punto

Cosa sono e quando sono indicati

Mangimi senza cereali? Facciamo il punto cover
Foto di repertorio

Grain free, Gluten free, Low Grain, potato free.  È vasta la nomenclatura che i produttori di mangimi per cani e gatti utilizzano per veicolare velocemente quelle che sono le caratteristiche salienti di un prodotto privo di cereali. Non sempre, tuttavia, queste peculiarità vengono immediatamente comprese dai padroni di cani e gatti, disorientati dalla vastità dell’offerta che – esattamente come quella che rivolta agli umani – è sempre più specifica e vasta.

Tanto per iniziare, facciamo una distinzione tra le varie forme con cui vengono denominati questa categoria di alimenti.

  • Grain free: si intendono tutti quegli alimenti realizzati senza ricorrere all’uso di cereali e, dunque, si avvalgono di fonti alternative di amido. Tra queste, quelle più frequentemente proposte sono piselli, lenticchie, ceci e patate.
  • Low grain: contraddistingue quei mangimi per i quali si utilizzano basse o bassissime quantità di cereali. Tendenzialmente, quelli utilizzati sono avena, farro, orzo, grano saraceno e kamut poiché vantano un basso indice glicemico.
  • Gluten-free: Con la denominazione gluten-free, invece, si fa riferimento ad alimenti per cani e gatti che escludono fonti di glutine come frumento, orzo, farro, avena o kamut.
  • Potatoe-free: molti mangimi grain free, offrono come fonte di amido la patata. Quando, tuttavia, è necessario eliminare questo tubero dalla dieta, è possibile scegliere alimenti privi di questo ingrediente.

Ma i cereali fanno male?

Ancora una volta non c’è una regola assoluta. Ci sono animali che ben tollerano i cereali nella dieta per i quali, dunque, non c’è necessità di scegliere mangimi senza questi ingredienti. In caso di presunta intolleranza, deve essere il medico veterinario a valutare un cambio di alimentazione. Del resto, come spiega nel testo “Cibo e salute per cani e gatti” Giacomo Biagi, professore del Dipartimento di Scienze Mediche Veterinarie dell’Università di Bologna dove è titolare di diversi insegnamenti tra i quali uno specificatamente dedicato all’alimentazione degli animali da compagnia, “se ben cotti, come nel caso del cibo industriale, l’amido viene digerito e utilizzato come fonte di energia dal cane e dal gatto”. Infatti, chiarisce, “ogni ingrediente inserito in una formulazione industriale ha un ruolo nutrizionale preciso e assieme agli altri ingredienti concorre affinché il prodotto finito risulti appetibile e ben digeribile per l’animale”.

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